Il risveglio fu brusco, improvviso, nella stanza quasi completamente buia.
Aveva fatto un brutto sogno e sentiva ancora dentro lo spavento; avrebbe voluto chiamare la mamma, ma si trattenne, perché gli sembrava di scorgere qualche cosa.
Cercò di mettere a fuoco, poi strabuzzò gli occhi: accanto al letto, sul pavimento
s'indovinava una figura raggomitolata su se stessa, un altro bimbo come lui,
anche se assai diverso. Aveva i capelli biondi, con tanti boccoli, una tunica bianca e dalla schiena uscivano ripiegate delle candide ali: un angelo, dormiente, perché aveva gli occhi chiusi ed il respiro tipico di chi è nel mondo dei sogni.
Fece per gridare, ma si trattenne; allungò una mano e scosse quel corpo che al tatto gli parve inconsistente.
L'angelo emise uno sbadiglio, poi si volse verso il bimbo, guardandolo negli occhi.
- Ciao Vittorio, scusami, ma anche gli angeli ogni tanto si appisolano, e poi tu dormivi tanto profondamente che ho pensato non fosse necessario vegliare su di te.
- Ma tu, tu, sei un angelo?
- Certo, sono il tuo angelo custode e starò sempre accanto a te.
- Avevo sentito questa storia degli angeli custodi, ma non ci credevo, perché aveva il sapore di una favola.
- E invece, come puoi vedere, non è una fiaba.
- Grandioso!
E nel dire questa parola, alzò un po' troppo la voce; si udirono allora nell'altra camera dei movimenti frettolosi, infine fu accesa la luce e sulla porta apparvero i genitori.
- Non stai bene, piccolo?
- No, stavo parlando con il mio angelo custode; ecco, vedete, è di fianco a me.
La madre sorrise, si avvicinò al letto e, carezzando la fronte del suo piccolo - Non c'è nulla, è stato solo un sogno. Ora dormi, perché è ancora notte fonda.
Appena usciti e spenta la luce, Vittorio bisbigliò - Non ti hanno visto, forse davvero sto sognando.
- No, ci sono e tu mi vedi, solo tu però, perché l'angelo custode non può essere scorto se non dal suo padroncino e purché abbia l'animo puro. Ora ascolta il consiglio della mamma e dormi, anzi dormiamo.
Da quella notte, Vittorio e il suo angelo furono inseparabili, giorno dopo giorno, ma mentre il bimbo cresceva, si sviluppava, diventava un uomo, il suo compagno restava sempre uguale, come se il tempo per lui non passasse mai.
Quando aveva bisogno di un conforto, di risolvere un problema, Vittorio sapeva a chi rivolgersi e anche se spesso il suo consigliere risultava profondamente addormentato, tanto da doverlo svegliare con uno strattone, le risposte venivano precise, puntuali, pertinenti e, soprattutto, valide.
Non aveva fatto più cenno a nessuno del suo amico invisibile, perché l'importante era che ci fosse per lui, e non mancarono le occasioni perché l'aiuto dell'angelo fosse importante, qualche volta creando anche situazioni imbarazzanti, come in occasione del suo matrimonio.
Alla classica domanda "Vittorio, tu vuoi prendere per sposa la qui presente Federica?", rimase un attimo silenzioso, nell'attesa di una risposta del suo amico, come al solito addormentato.
Fra lo stupore generale dei presenti, allungò allora una mano nell'aria e solo quando l'angelo annuì con la testa, gridò il fatidico "sì".
Gli anni passarono, con l'angelo sempre presente, fino a quando un giorno Vittorio, ormai vecchio e malandato, avvertì chiaramente che la vita gli sfuggiva; ormai, quasi incosciente, e con la vista ottenebrata, volse lo sguardo intorno al suo letto e scorse la moglie, i figli, gli amici più cari, ma non il suo angelo.
Allora chiuse gli occhi e lo vide: sorridente, gli tendeva la mano e lo invitava a seguirlo in un corridoio di luce accecante.
Si sentì straordinariamente leggero, mentre, tenendo quella mano, si avviava verso l'eternità.

Che stupido! Che abbia di nuovo commesso quell'errore? Anche questa volta mi sono accorto dell'importanza di una cosa solo dopo averla persa? L'ho fatto nuovamente, senza capire che l'avevo gettata con le mie stesse mani… no! Sono ancora in tempo! Quella fiamma non si è ancora spenta! Non è troppo tardi… non questa volta! Non la perderò… mai più!
Esiste in questo mondo una “legge” in qualche modo trascendente che governa il destino degli uomini, ovvero la Mano di Dio?
Una cosa è certa: concesso non è agli uomini il libero arbitrio.